mercoledì 29 novembre 2017

Le Giornate Elleniche di Taras

La nostra socia giornalista Alessandra Carpino ha assistito alla conferenza stampa di presentazione delle Giornate Elleniche di Taranto e ha stilato il resoconto che pubblichiamo di seguito e che è stato pubblicato anche dalle testate web MondogrecoMondorossoblu:


Giornate Elleniche di Taras”: l’evento per la prima volta a Taranto, dall’1 al 3 dicembre 2017

Il legame fra Italia e Grecia attraverso riflessioni ed arte, lezioni del passato e meditazioni sul presente

Sintesi di un’atmosfera panellenica. Sviluppata attraverso riflessioni e convegni, testimonianze e studi, rigorosamente nel rispetto dell’eredità della Storia e della Cultura, e nell’approfondimento dell’Attualità, fra Crisi e Bellezza. Il tutto sotto l’egida di un rapporto che affonda le radici nell’antichità e che conosce un’evoluzione destinata all’eternità stessa: quello fra l’Italia e la Grecia. E’ stato illustrato ufficialmente a Taranto il programma delle “Giornate Elleniche”, manifestazione itinerante che debutta nel capoluogo ionico. L’unicità di un Evento: le “Giornate Elleniche di Taras” si svolgeranno dall’1 al 3 dicembre: artefice e promotore dell’iniziativa è il professor Marco Galdi, Presidente della Società Filellenica Italiana, il quale ha coordinato il confronto al tavolo dei lavori insieme con Maria Koutra, Presidente della Comunità Ellenica di Taranto “Maria Callas”, entrambi coadiuvati dal professor Andreas Andreou, Segretario della Federazione delle Comunità e Confraternite Elleniche in Italia.

Le Giornate Elleniche nascono come appuntamento annuale dei filelleni italiani e della diaspora greca in Italia - esordisce Marco Galdi - Il filellenismo in Italia è un movimento antico, caratterizzato da un substrato culturale particolarmente impegnativo, poiché attraverso l’opera dei licei classici si forgiamo appassionati della Grecia. Da anni mancava una realtà organizzata di filellenismo a livello nazionale che, dal 2014, esiste con la Società Filellenica Italiana. A Taranto, antesignani di questa esigenza sono stati gli amici del Dopolavoro Filellenico, associazione presieduta dal professor Giancarlo Antonucci”.


Racconta la genesi della speciale manifestazione, il presidente della Società Filellenica italiana: “La prima iniziativa inerente le Giornate Elleniche è coincisa con una settimana di convegni ed esibizioni svoltisi nell’antica Elea, poi le stesse sono state strutturate in tre giorni: la nuova formula è stata adottata a Cuma nel 2015 e nell’antica Pithekoussai - Neapolis (Ischia Napoli) lo scorso anno”.


La scelta del capoluogo ionico come sede dell’evento è stata ponderata saggiamente: “Taranto vanta un ruolo straordinario nella storia greca, talvolta un po’ disconosciuto per la sua diversità: si tratta dell’unica colonia fondata dagli Spartani. Continua a esaltare una realtà di filellenismo importante - spiega il professor Galdi- Determinante è stata la strettissima cooperazione con la neonata Comunità Ellenica “Maria Callas”, presieduta da Maria Koutra, la quale testimonia la presenza della diaspora greca sullo stesso territorio”.


Il progetto consta di una sinergia precisa fra enti: “La manifestazione si svolge ogni anno in una città diversa - commenta il presidente originario di Cava dei Tirreni - Stabilmente, l’iniziativa è organizzata dalla Società Filellenica Italiana, che mi onoro di presiedere, e dalla Federazione delle Comunità e Confraternite Elleniche in Italia, rappresentata dal Segretario Generale professor Andreas Andreou. Simboleggia il momento d’incontro ufficiale di tutte le aggregazioni di matrice ed ispirazione greca, esistenti da Nord a Sud, isole comprese”.



Preziosa si è rivelata la collaborazione con l’Istituto per la Storia e per l’Archeologia della Magna Grecia, coordinato dal professor Aldo Siciliano: “E’ una perla, organizza da oltre cinquant’anni un Convegno che equivale ad un punto di ricerca storica ed artistica di altissimo livello, anche di valore didascalico. Forse non è un caso che l’organo sia stato creato a Taranto”. La componente ellenica sul territorio italiano è massiccia ed appassionata, e Marco Galdi la loda, dati alla mano: “Alla triade di Giornate che ci apprestiamo a celebrare parteciperà anche la Società Filellenica Lombarda, costituita da un anno. In Italia vivono circa 45mila greci, ma il numero è superiore ed aumenta a ben 400mila, considerando che gli ellenici che non hanno acquisito la cittadinanza italiana non sono stimati dall’Istat. Tutti preservano con orgoglio una forte identità greca”. E quella della Società Filellenica Italiana appare come una genuina missione di confronto e legame, spirituale e pragmatico: “Il nostro compito, da statuto, è chiaro: migliorare la consapevolezza, soprattutto al cospetto delle giovani generazioni, del debito enorme che la civiltà occidentale ha nei confronti dell’Ellade - chiosa il presidente Galdi - Noi non parleremmo come parliamo, non ragioneremmo come ragioniamo, non saremmo ciò che siamo se non fossimo “figli della Grecia”. Vale per tutti gli italiani, a maggior ragione per coloro che abitano nella magnifica Taranto, città votata ad antichissime tradizioni nel settore”.
Preservare orgogliosamente l’identità ellenica da una parte, esaltare e riflettere sull’eclettica eredità mutuata dalla stessa civiltà occidentale, accrescendo la consapevolezza del messaggio che la Grecia attuale continua ad offrire all’Europa, dall’altra: il ricco cartellone consta di riflessioni su argomenti storico-culturali, glottologici, archeologici; di originali seminari circa il turismo e le questioni economiche sviluppate sull’asse attuale italo-ellenica; di esibizioni artistiche inerenti la lirica ed il teatro; sino alle visite a museo e monumenti incastonati nella Città dei Due Mari. E’ prevista la partecipazione di Esponenti provenienti direttamente dal mondo Istituzionale ellenico.


Ardente ed ispirato è il messaggio elargito dal professor Andreas Andreou, Segretario della Federazione delle Comunità e Confraternite Elleniche in Italia: La Federazione unisce quindici comunità operative sparse in tutta Italia: l’ultima in tema di genesi, e ne siamo felici, è la neocostituita Comunità Ellenica di Taranto. Il progetto della manifestazione consta della cristallina grecità profusa da Marco Galdi: un vero filelleno, è stato tra i pochi italiani ad aver dedicato un intero suo stipendio alla Croce Rossa Greca, nel momento di esplosione della crisi nel mio Paese - rivela - Desidero sottolineare due aspetti dell’evento in programma: innanzitutto, le affinità culturali che creano simbiosi fra la Grecia e la Magna Grecia, tematica costantemente approfondita da autori, conoscitori ed appassionati delle nostre “amate pietre”, dei nostri monumenti”. Metafore ed emozioni ad intrepretare il connubio indissolubile con la madre patria spirituale ellenica: “Volevo esaltare l’intimità ininterrotta dei nostri popoli, inaugurata ventisei secoli fa e mai compromessa, nemmeno durante le parentesi belliche - confida il professor Andreou - La manifestazione è inoltre inscenata sul doppio binario del “viaggio”. Il primo è documentato dalle rotte e dalla fondazione delle colonie antiche, le quali sono state scelte come ubicazione dell’evento, a partire da Velia (Elea) sino a Taranto, passando per Cuma e Pithekoussai (Ischia). Il secondo percorso, definito “contemporaneo”, inizia dal Romanticismo filellenico dell’Ottocento, che ha coinvolto tutta la nostra area, sino al turismo di massa dei nostri giorni”. “Il viaggio moderno regala un’occasione di scoperta e riscoperta delle nostre origini: l’auspicio è quello di innamorarsi della nostra cultura, ed è un messaggio rivolto alle generazioni del futuro - precisa il sociologo di origini cipriote - E’ stato ripetuto che non si vive di “cultura”, che non si può sopravvivere dedicandosi alle arti: sono sciocchezze, poiché il percorso è sì arduo, ma eterno, completo, istruttivo al cospetto di esigenze e metamorfosi cronologiche”. Prevista la partecipazione di Esponenti provenienti direttamente dal mondo Istituzionale greco: “Ad illustrare simili prospettive interverranno sia Evridiki Kourneta, Segretaria Generale del Ministero del Turismo della Repubblica Ellenica, che Alexandros Triantafyllidis, Presidente della Commissione del Parlamento Ellenico per i greci all’estero - annuncia Andreas Andreou - L’Onorevole Chrysoula Katsavria ricorderà la caratura della data del 9 febbraio, designata quale Giornata Mondiale della Lingua e della Cultura Ellenica: sarà effettuato il tentativo di proporla come tema per l’Onu, anche se i tempi tecnici di valutazione potrebbero essere lunghi”.
Le “Giornate Elleniche di Taras” beneficiano del patrocinio garantito sia dalle Autorità elleniche (Ministero del Turismo Ellenico; Commissione Speciale Permanente per la Diaspora Greca del Parlamento Ellenico; Ambasciate di Grecia e di Cipro presso la Repubblica Italiana), sia dalle Istituzioni italiane (Comune di Taranto, Provincia di Taranto, Regione Puglia, Marina Militare Italiana, Università degli Studi di Bari "Aldo Moro", Dipartimento Jonico "Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo" dell'Università di Bari, Museo Archeologico Nazionale di Taranto- MarTa, Licei classici di Taranto “Ferraris-Quinto Ennio”, “Aristosseno” e “Archita”). La sinergia d’intenti è completata dall’opera delle associazioni: l'Istituto per la Storia e l'Archeologia della Magna Grecia, il Dopolavoro Filellenico, il Club Unesco di Taranto, Kerameion Onlus, Neopolites-Nereidi di Taras, Nobilissima Taranto, Cavalieri de li Terre Tarentine, Semele Project, I Sedili di Napoli.
Un appello intriso di orgoglio, emozione e soddisfazione, quello regalato dalla “padrona di casa”, dall’artefice dell’organizzazione dell’evento unico sulle sponde dello Ionio: Maria Koutra ha propiziato appena un anno fa la creazione della Comunità Ellenica di Taranto “Maria Callas”. “La nostra associazione, fondata nel 2016, fa parte integrante della Federazione delle Comunità Elleniche d’Italia e, pur essendo giovane, ha operato sin dagli esordi con grande serietà ed impegno, al fine di ottenere un’armoniosa integrazione ed una vera collaborazione fra cittadini, nati in Grecia ma residenti a Taranto, anche da generazioni- commenta la presidente- Taranto è un’autentica testimonianza ed una sintesi storico-culturale straordinaria del passaggio dei greci in Europa, un crocevia strategico per le popolazioni giunte nel corso dei secoli, da Creta, dalle isole del Mar Egeo, dal Peloponneso e da Bisanzio, le quali hanno lasciato tracce indelebili di civiltà comune non solo nelle impronte archeologiche, ma soprattutto nei costumi, nella lingua, nello stile di vita, nelle tradizioni, nei mestieri”. “L’etimologia ellenica è inequivocabile: “Megale Hellas”, “Magna Grecia”- dichiara la presidente Maria Koutra- La curiosità nutrita dai tarantini nei confronti delle proprie radici deve essere stimolata attraverso manifestazioni e conoscenza dei patrimoni, ideati dalla comune identità. Il nostro scopo non è quello di sostituire iniziative che da anni si succedono nel capoluogo ionico, quanto di integrarle al fine di facilitare la comprensione, curando sempre un occhio particolare verso i giovani, i quali hanno dimostrato un’assetata curiosità, una commovente disponibilità ed impegno per far rivivere le origini e le basi della comunità, finora prerogativa accademica. Per tale motivo, abbiamo invitato all’evento le personalità della scuola di Taranto, le quali offriranno il prodotto della loro opera pedagogica”. Un’opportunità di crescita e di reciprocità di esperienze: “In ottica futura, la nostra Comunità intende elaborare un piano che riguarda un fattore essenziale, che si spinga oltre la cultura e la storia: la creazione di un ponte naturale fra Italia e Grecia anche sotto il profilo istituzionale- ammette con fierezza Maria Koutra- Importantissimo evento, quello delle Giornate Elleniche: la nostra Comunità garantisce un umile contributo, per il grande sogno di rinnovamento e sviluppo che vedrà la nostra città proiettata verso il futuro, sempre all’insegna della saggezza”.


Ad sostenere la pregevole iniziativa e ad inaugurare la tre giorni con un Convegno dedicato appunta ai rapporti dell’antica Taras con entroterra e coste di matrice ellenica, è preposto l’Istituto Italiano Magna Grecia, coordinato dal professor Aldo Siciliano. “Ognuno custodisce orgogliosamente il mondo greco nel proprio cuore. Il gesto di grande umanità compiuto dal nostro professor Galdi non è casuale, poiché appartiene a chi ha una cultura classica ed un amore per il territorio - afferma il presidente in questione - Quando si va in Grecia, si chiede un bicchiere d’acqua e nessuno te lo vieta: si dall’antichità, gli uomini che vivono sul mare hanno avuto sempre uno spiccato “senso di ospitalità”. L’Italia è figlia della Grecia: ricordiamo che piccoli gruppi sono approdati nel Meridione ed in Sicilia alla fine dell’VIII sec. a.C. ed hanno fondato una serie di colonie. Essi non hanno qui trovato un luogo abbandonato, ma indigeni ben organizzati, gli Iapigi, che si vantavano della propria cultura e di personali radici elleniche. Lo ribadiranno in fasi successive, anche in costante situazione bellicosa coi Tarantini”.
Immancabile l’excursus storico ed intellettuale: “Il concetto di “acculturazione” è incredibile: nello scambio fra le persone, esiste già un’integrazione, un reale arricchimento reciproco- spiega il docente dell’Università del Salento- La presenza della Comunità Ellenica, del Dopolavoro Filellenico e delle varie Associazioni testimonia una sincera adesione alla civiltà ellenica antica e moderna. Rappresentano un’iniezione di entusiasmo, anche attraverso l’apporto dei giovani: ci carichiamo, non siamo il passato ma il futuro. E dobbiamo seminare, esattamente su un territorio che possiede un’ottima base culturale”. “I momenti devono essere storicizzati: alla fine dell’VIII sec. a.C. Sparta era una realtà ben diversa da quella successiva, in contrasto quotidiano con gli indigeni dell’Italia Meridionale, ma ha saputo crescere ed assumere un ruolo - prosegue nella sua dottrina - Altro luogo comune: “Taranto capitale della Magna Grecia”. Storicamente si tratta di una definizione inesatta, poiché la Magna Grecia non era uno Stato, ma un insieme di Poleis accomunato da un’unica origine ed un’unica cultura. Ad aggiungere l’aggettivo “Megale” furono gli ellenici trasferitisi nelle nostre terre: un’autocoscienza del livello al quale erano pervenuti. Riuscivano a dominare lo Ionio, il Tirreno, ed erano convinti di essere una realtà talmente significativa da imporsi ovunque. A tal proposito, è stato già definito il tema del prossimo Convegno di Studi sulla Magna Grecia, in programma per fine settembre 2018: “La Magna Grecia ed il mare”. Opera incessante da parte dell’Istituto, la quale necessita di fiducia costante: “L’ISAMG offre una collaborazione a questa città, cerchiamo di aiutarla a creare una “cultura”: la sede è a Taranto, ma il progetto coinvolge tutto il Meridione. Invece di “inseguire” noi gli amministratori di Taranto, sarebbe bello se una volta gli stessi si ricordassero che esistono qui importanti istituti culturali, i quali possono garantire professionisti e referenti al cospetto di precise situazioni scientifiche - catechizza Aldo Siciliano - Alla richiesta degli amici ellenici ho aderito con entusiasmo, insieme con l’organismo storico-archeologico che presiedo: la cultura, l’umanità e l’accoglienza sono valori sacri per tutti noi. La mia chiosa coincide con un augurio ai ragazzi, i quali devono credere nei propri ideali ed obiettivi, devono essere coerenti, impegnandosi senza scaricare le responsabilità nella gestione della “polis”, della “città”, per un futuro migliore.”


Pioniere del sentimento pan-ellenico a Taranto, incastonato in un’Associazione specialistica, votata a coniugare la lezione tramandata dalla Grecia in tutti i settori della vita, con una visione più moderna, spensierata ed originale della stessa Ellade, attraverso la condivisione di valori, tradizioni e culture, il Dopolavoro Filellenico contribuirà alla tematica esclusiva della Giornata d’epilogo. Giancarlo Antonucci, presidente dell’associazione e docente, loda l’operato del suo gruppo di studenti:


Sarebbe semplice dichiarare di essere orgoglioso, felice di essere stato coinvolto in questa manifestazione dalla Società Filellenica, dalla Federazione e dalla Comunità Ellenica “Maria Callas”- esordisce- In realtà, consentitemi di conservare il mio orgoglio per i ragazzi: in questi giorni mi hanno fatto spesso commuovere per la loro volontà di “approfondire”. Noi abbiamo proposto di leggere alcune poesie greche in italiano: loro mi hanno chiesto di recitarle, di traslitterarle in greco moderno e di poter imparare la pronuncia, con la promessa di studiare in seguito la lingua attuale”. Ispirazioni fresche, inclinazioni da incentivare: “I nostri studenti sono disponibili a provare nelle scuole, sono persino venuti a casa mia, per affrettare i tempi della scrittura dei testi. Come amici, siamo stati in salotto, abbiamo riletto i versi ed affinato la pronuncia - rivela il professor Antonucci - Con loro stiamo preparando una sorpresa, la quale sarà offerta nel giorno che concorderemo con i responsabili. Devo anche ringraziare le docenti che hanno accompagnato questa meravigliosa delegazione, ed i dirigenti per la loro disponibilità, nonostante inevitabili contrattempi dettati dalle esigenze didattiche”.


Omaggi ed auspici per una collaborazione destinata a rafforzarsi: “E’ necessario ribadire che, per un’Associazione piccola come la nostra, essere stati di recente affiancati a Taranto dalla nascita della Comunità, e successivamente anche nell’organizzazione di questo grandissimo evento, non può che rappresentare un motivo di orgoglio per me, per il mio direttivo, per tutti quanti i soci che sicuramente accorreranno alla tre giorni della manifestazione - dichiara il presidente del Dopolavoro Filellenico - Quello che a noi manca qui a Taranto, purtroppo, è l’aspetto accademico: non abbiamo una cattedra di lingua e letteratura neogreca. A noi dispiace non avere un contatto frequente con l’Università.


Altrettanto sono sicuro che, insieme con gli amici della Comunità e della Società Filellenica, potremo inaugurare ulteriori e preziose collaborazioni”.

Come anticipato, il vasto programma delle “Giornate Elleniche di Taras” dispensa momenti ludici, musicali e scenici. La presidente della Comunità Ellenica di Taranto, Maria Koutra, ha annunciato l’esibizione di eccellenti professionisti della lirica in occasione del concerto che concluderà gli incontri di sabato 2 dicembre, nell’elegante Salone degli Specchi in Palazzo di Città. Una coincidenza emozionante, offerta dal calendario, poiché si tratta della stessa data di nascita dell’artista Maria Callas, avvenuta 94 anni fa. L’appuntamento, che equivale ad un autentico omaggio alla celebre soprano ed alla poliedricità del suo timbro vocale, è appunto intitolato “Le varie metamorfosi dell’Arte Lirica”.


La giornata inaugurale di venerdì 1° dicembre, invece, consterà di un corollario sul palcoscenico del Teatro Tatà. “E’ in programma un adattamento delle Baccanti di Euripide, tragediografo del V sec.a.C. a cura di Semele Project, un gruppo teatrale che comprende artisti esclusivamente della scena tarantina, diretto da me.


Il gruppo è supportato dalla Comunità Ellenica “Maria Callas” che ringraziamo tantissimo - è l’invito formulato da Christiana Troussa, responsabile della performance - Presenta al pubblico una rivisitazione della celebre opera euripidea, incentrata sul culto di Dioniso, non soltanto dio del vino e dell’ebbrezza, ma soprattutto dell’equilibrio fra razionale ed irrazionale, focalizzando i legami fra le culture greca e magnogreca. L’antica Taras è stata un centro di devozione verso tale divinità, attraverso i riti misterici a lui consacrati: le caratteristiche edonistiche sono state mutuate dai balli tradizionali come la tarantella o la pizzica salentina.”

Alessandra Carpino


domenica 19 novembre 2017

Corrispondenza da Atene per il 17 novembre

Abbiamo ricevuto dal nostro corrispondente speciale da Atene, socio giovane Edoardo Trombettieri, una interessante corrispondenza da una città in fiamme in occasione delle proteste che ogni anno si ripetono per le manifestazioni civili di ricordo del 17 novembre 1973, giorno dell'occupazione del Politecnico e della cacciata degli studenti lì asserragliati da parte dei carrarmati dell'esercito. L'articolo è stato pubblicato sul blog politico studentesco CAPITANO LUDD che fa riferimento, fra gli altri, anche ad Edoardo, il quale ci ha concesso di riportare l'intero testo, le foto e i filmati, tutto opera del suo ingegno. Per questo lo ringraziamo.


ΨΩΜΙ (PSOMI), ΠΑΙΔΕΙΑ (PEDIA), ΕΛΕΥΘΕΡΙΑ (ELEFTHERIA): PANE, EDUCAZIONE E LIBERTÀ

di Edoardo Trombettieri

Dal secondo dopoguerra la destra è stata la prima forza politica in Grecia, vincendo le elezioni fino agli inizi degli anni ‘60. Dopo aver represso e sconfitto le forze comuniste che tra gli anni 1946 e 1949 avevano dato vita ad una guerra civile, le forze di destra misero in atto una politica di tipo autoritario per governare il paese, forti e sicuri del sostegno e dell’approvazione delle forze conservatrici e monarchiche. Il protagonista nei primi anni ’60 è Karamanlis, al governo quasi ininterrottamente per otto anni. Tuttavia, dopo quasi due decenni di potere di destra, il partito centrista e più moderato guidato da Georgios Papandreou era riuscito a vincere le elezioni del 1964, segnando la fine del governo di Karamanlis e della destra. Papandreou dunque diventa capo del governo, suscitando dubbi ed inimicizie presso gli ambienti più conservatori del Paese. Da un lato, i militari avevano il timore che eventuali riforme di matrice liberale potessero intaccare il loro grande potere, dall’altro il re Costantino II era perplesso sui risultati elettorali. Tutto questo caos portò il re a costringere Papandreou alle dimissioni, appena un anno dopo dalla sua nomina. Dopo tanti tentativi di formazione di un nuovo governo, vengono indette dal re elezioni anticipate. Per timore che le forze di sinistra potessero vincere le elezioni insieme al centrista Papandreou, numerosi furono gli atti per fermare, o perlomeno rallentare, i tempi pre-elettorali. Costantino II dunque decide di temporeggiare e  nel 1967 i vertici militari guidati da Papadopulos progettano un colpo di Stato, forse con l’appoggio dello stesso re, messo in atto poco più tardi nella notte tra il 20 e il 21 aprile dello stesso anno, occupando i punti strategici della città di Atene e arrestando le forze di resistenza. Al mattino del 21 aprile le forze militari chiedono al re la legittimazione del golpe; il re tentenna, ma solo per poche ore. Infatti, nomina lo stesso giorno come primo ministro un ex magistrato ultra conservatore e fervente monarchico Kostantinos Colias. I militari ora possono creare il regime: le elezioni sono cancellate, la costituzione viene abrogata e viene istituita la legge marziale in tutta la nazione. Pochi mesi dopo il re organizza un contro golpe per ristabilire l’ordine, che però fallisce miseramente, portandolo all’esilio, che inoltre aveva permesso ai vertici militari, e in particolare a Georgios Papadopulos, di prendere il potere in prima persona. La dittatura dei colonnelli durerà per sette lunghi anni, e cadrà solo nel 1974, dopo una rivolta scatenatasi a seguito della bruciante sconfitta dei greci contro i turchi per la conquista dell’isola di Cipro.
Il 14 novembre del 1973 un gruppo di manifestanti ateniesi, formato soprattutto da studenti universitari e giovani, decise di ribellarsi alla giunta militare che aveva proibito il diritto di associazione studentesca e di elezione dei consigli universitari. La protesta si è protratta per tre giorni all’interno del Politecnico ateniese, dove dei giovani studenti universitari erano riusciti a creare un sistema radio che avrebbe permesso di comunicare con la città intera. Infatti, attraverso questa radio gli studenti sollevarono l’opinione pubblica contro la dittatura. “Psomì, Pedìa, Eleftherìa” (ΨΩΜΙ, ΠΑΙΔΕΙΑ, ΕΛΕΥΘΕΡΙΑ), rispettivamente Pane, Educazione e Libertà, era lo slogan che gli studenti avevano lanciato in quei giorni. Tuttavia,  il 17 novembre un carro armato indirizzato e inviato dalla giunta abbatte i cancelli della facoltà reprimendo nel sangue la protesta. Quel giorno avrebbe segnato la storia della Grecia, diventando così un giorno di commemorazione ai nostri tempi, in cui i più ricordano le vittime della repressione e  porgono un fiore davanti al Politecnico, partecipando ad un grande corteo commemorativo che ha inizio in zona Panepistimio, zona universitaria, fino ad arrivare ad Exarchia, quartiere anarchico, nonché luogo dove si trova il Politecnico; gli altri, gli anarchici, colgono l’occasione per manifestare il proprio dissenso contro quelle che sono ritenute le dittature del XXI secolo, quali la BCE, l’UE, la Nato e tutte le Istituzioni Internazionali che sopprimono le “libertà” nazionali.
Dunque, come viene vissuto realmente al giorno d’oggi il 17 novembre? E, soprattutto, cosa significa?



 


















Ciò che dovrebbe rappresentare un giorno di riflessione sui valori di libertà, pace e non-violenza, in realtà si trasforma in una vera e propria guerriglia urbana tra poliziotti antisommossa e anarchici. Molotov, manganelli, gas, bombe e “auto-kamikaze” inondano il quartiere anarchico Exarchia (ΕΞΑΡΧΕΙΑ) per tutta la notte. I protagonisti di quello che sembra un vero e proprio teatrino organizzato e voluto da entrambe le parti, sono i poliziotti da un lato, e i finti anarchici dall’altro. Finti, a mio parere. L’anarchia è altro.       Il “gioco” prevede strategie e tempi da rispettare: gli anarchici presiedono durante il corteo e sfilano in marcia come civili. I poliziotti formano due schiere, una a destra e una sinistra, schiacciando gli anarchici al centro, che continuano la sfilata. Giunti quasi ad Exarchia, vengono lanciate le prime bombe, si svolgono i primi combattimenti.

Così, gli anarchici giungono nella piazza principale di Exarchia, dove attendono l’arrivo della polizia, che non tarda. Ed ecco che “si scatena l’inferno”. Il quartiere diventa rosso e sommerso dalle fiamme, e gas lacrimogeni sparsi per tutto il perimetro, rendendo l’aria irrespirabile. Poliziotti e anarchici, muniti di maschere antigas e mazze, combattono fino a notte inoltrata. Vince chi conquista la piazza principale. Il tutto, ovviamente, con indifferenza più totale della gente comune che siede ai ristoranti limitrofi, che decide di godersi lo spettacolo dalla vetrina. Questo evento, o gioco, è sostenuto da anarchici di tutto il mondo: infatti, un vero e proprio “turismo anarchico” si è diffuso in questi anni. Americani, spagnoli, inglesi, francesi, tedeschi e italiani si recano ogni anno puntualmente in quel di Atene solo per combattere questa guerra, o meglio, per vincere il gioco.


Insomma, quella che dovrebbe essere una giornata commemorativa si trasforma in una vergogna. Non posso credere che poliziotti e anarchici davvero si divertano a combattere, ad ammazzarsi. Credo sia il culmine della stupidità umana. Quale senso avrebbe picchiarsi a sangue e danneggiare un intero quartiere, oltre che l’università, per puro divertimento?
Eppure, questo è proprio ciò che ho visto con i miei occhi. Non potrò mai dimenticare questo evento. Ho visto poliziotti catturare e picchiare a sangue un anarchico; ho visto anarchici lanciare auto in fiamme contro i poliziotti; ho visto gente fare pausa con un panino e una birra, tra un pugno e l’altro, per poi tornare a combattere; ho sentito ragazze urlare, e piangere. Ho visto l’impensabile. Un uomo quasi morto davanti a me, steso a terra, respirava a stento. Più di venti arresti. I feriti? Beh, non credo servano numeri.
Credo che questi siano semplicemente fanatici di guerra e fomentatori di violenza. Quelli che partecipano al gioco non sono anarchici né poliziotti. Sono stupidi. Pazzi. Violenti. Vandali. Allora, non posso far altro che pensare che sia un bene che si chiudano in un quartiere e si ammazzino a vicenda.     Ma una considerazione va fatta, a mio parere, e mi appello a tutti coloro che al giorno d’oggi giocano a fare “i santi ribelli”, credendo che combattere ed utilizzare la violenza possa davvero servire a qualcosa, oltre che a rientrare nella categoria dei “ragazzi-in” della società odierna. Bene, c’è chi gioca a fare il santo ribelle, e c’è chi ribelle lo è davvero. Una delle differenze che ho notato tra i giovani d’oggi, è che c’è chi veste da ribelle, parla da ribelle, ma scappa alla prima occasione; pubblica tutta la sua vita sui social, e comunica al mondo che sta per combattere contro la polizia o contro un altro schieramento, così da sembrare duro, forte, coraggioso. Dall’altro lato, esiste un altro tipo di giovane, che ribelle, e pericoloso, lo è per davvero. Vieta severamente l’utilizzo degli smartphone, la riproduzione di video e altro. Si resta in anonimo, si combatte insieme. Non dico che l’atteggiamento di quest’ultimo sia lodevole e ammirevole; dico che a volte bisognerebbe evitare di vestire i panni del ribelle per puro gioco o per pura moda, perché non c’è niente di cui vantarsi. Ciò che ho visto e vissuto  non è stato un gioco. Credo di non  essermi mai trovato in così tanto pericolo, e il tutto  concentrato in una sola zona, e senza via di fuga. Non è stato divertente. Per niente.
Pertanto,  l’appello che questo articolo vuole lanciare è proprio questo: la violenza non rende l’uomo forte e coraggioso. Ci sono tanti modi per protestare, e tanti altri  ce ne sono per manifestare le proprie idee. Inoltre, anche il ribelle, che vuole proclamarsi anti-establishment e anticonformista, rientra in un conformismo che lo contraddistingue. Chi vuol far parte di questo mondo, si veste in un certo modo e  usa specifiche parole. Non è negabile!   Non voglio vietare a nessuno di entrare a far parte di mondi violenti ed estremisti; voglio solo fermare l’emulazione di questi. Imitare chi è violento per moda è semplicemente da idioti.
Quello del 17 novembre, ragazzi, è stato un gioco. Ma la vita, beh, quella non lo è!


lunedì 23 ottobre 2017

On line Contro Corrente n. 10

Qualche riflessione a margine del Convegno Internazionale di Studi sulla Storia e l'Archeologia della Magna Grecia, noto come Convegno di Taranto, che si tiene ininterrottamente dal 1961 ogni anno fra la fine di settembre e i primi di ottobre e accoglie studiosi di Magna Grecia da ogni parte del mondo.


Il link all'intero giornale:


Alessandra Carpino invece intervista il regista Francesco Bonelli alle pagine 4 e 5






lunedì 16 ottobre 2017

Borsa di studio al socio studente

Con delibera del 16 ottobre 2017, il Consiglio Direttivo del Dopolavoro Filellenico su proposta di alcuni soci, ha disposto all'unanimità la concessione di una borsa di studio di € 250,00 a favore del socio giovane Edoardo Trombettieri, studente universitario impegnato in un progetto Erasmus in Grecia fra Atene e Corinto per un periodo di circa sei mesi, a condizione che utilizzi la somma per acquistare strumenti e/o servizi utili al suo percorso di studio e che ne dia conto all'associazione. La concessione in virtù della permanenza in Grecia per detto periodo di studio rientra fra le possibilità previste dallo Statuto.
A Edoardo Trombettieri rinnoviamo i nostri auguri di buona permanenza sul suolo greco e di proficuo percorso didattico.

Il ringraziamento dell'I.S.A.M.G.


giovedì 28 settembre 2017

Borsa di studio al Convegno della Magna Grecia

Anche quest'anno il Dopolavoro Filellenico ha donato all'Istituto per la Storia e l'Archeologia della Magna Grecia la borsa di studio per uno studente o specializzando in storia e archeologia che segue il 57° Convegno Internazionale di Studi sull'Archeologia e la Storia della Magna Grecia che tradizionalmente si tiene a Taranto a fine settembre.
Anche quest'anno, per il sesto anno consecutivo, con notevoli sacrifici economici il direttivo e i soci hanno deciso di sostenere con il contributo di 250 € la prestigiosa assise internazionale, il più importante appuntamento mondiale annuale sulla Magna Grecia dando la possibilità ad uno studente o studentessa di coprire parte delle spese per il soggiorno a Taranto nei giorni del convegno.
Anche quest'anno una delegazione del Dopolavoro Filellenico, invitata dal presidente dell'Istituto prof. Aldo Siciliano e guidata dal presidente Giancarlo Antonucci, ha presenziato alla seduta inaugurale e ha poi conferito la quota in segreteria.



lunedì 25 settembre 2017

Primo libro donato alla biblioteca

Da alcuni giorni fa bella mostra di sé sugli scaffali virtuali della nostra biblioteca associativa il volume Codex Purpureus. Il tesoro di Rossano di Antonio D. Chiarello, dono della socia consigliera Marisa Terzulli che ringraziamo. Anche così, con le donazioni, si incrementa giorno dopo giorno la nostra raccolta di libri molto particolare perché unita dal comun denominatore della grecità, antica e moderna.
Il libro racconta la storia di uno dei più antichi e preziosi codici miniati che la paleografia medievale possa vantare, appunto il Codex Purpureus Rossaniensis, un importante evangelario greco che si trova nel Museo Diocesano ubicato nel Palazzo Arcivescovile di Rossano in Calabria.
Come tutti gli altri libri della nostra raccolta, il cui elenco trovate qui a fianco al link I prestiti della biblioteca, il volume è a disposizione dei soci per la consultazione e per il prestito.



LA CANZONE DEL GRUPPO - ΚΑΠΟΥ ΘΑ ΣΥΝΑΝΤΗΘΟΥΜΕ

Abbiamo scelto questa canzone perché in qualche modo ci rappresenta, anche se è una condizione piuttosto comune a molti nella nostra epoca. Anche noi quando dobbiamo riunirci, per un motivo o per l'altro, per impegni di uno o dell'altro, troviamo difficile se non impossibile incontrarci. Inoltre è cantata da un gruppo di bravi artisti affiatati che speriamo possano portare fortuna alla nostra associazione. Cliccando qui possiamo trovare il testo e la traduzione in italiano