martedì 18 giugno 2013

La Medea nei Sassi di Matera

 
Una qualificata delegazione di soci ed amici del Dopolavoro Filellenico ha assistito alla rappresentazione della Medea di Euripide realizzata dalla compagnia materana di filodrammatici Talìa per la seconda edizione del teatro greco nei Sassi.






 
Con la collaborazione degli archeologi Dimitris Roubis e Francesca Sogliani che hanno curato la selezione musicale e le coreografie, la scuola di recitazione diretta dal regista Antonio Montemurro si è esibita nello stupendo scenario del Sasso Caveoso.























 













 

domenica 16 giugno 2013

I colori del Tarantismo

Antonio Basile, Docente di Antropologia Culturale e Sociologia dell'arte all'Accademia delle Belle Arti di Lecce, invita i soci e gli amici del Dopolavoro Filellenico alla giornata di studi su I colori del Tarantismo: Il Tarantismo a Taranto e dintorni che si terrà mercoledì 19 giugno alle ore 17,30 nel salone di rappresentanza di Palazzo Galeota. Organizzato dal Comune di Taranto, assessorato alla Cultura, con la Società di Storia Patria  per la Puglia.



Uno dei fenomeni più dibattuti nell’ambito degli studi antropologici è il tarantismo. Diverse sono le interpretazioni che si sono date del fenomeno. Per i più, sulle orme dei medici Epifanio Ferdinando e Giorgio Baglivi, il tarantismo è una malattia da ricondurre ad una sindrome tossica da morso di aracnide velenoso. Per Tommaso Cornelio, i tarantati non sono altro che dei dolci di sale. Per altri invece, al pari del medico Francesco Serao, il tarantismo è una falsa credenza popolare frutto della superstizione. C’è poi chi collega il fenomeno con la malinconia, e non mancano coloro che, come Ignazio Carrieri e Francesco De Raho lo riconducono ad una alterazione psichica dipendente o indipendente dall’aracnidismo. Ernesto de Martino, invece, grazie ai dati raccolti durante la ricerca sul campo nell’estate del 1959, sostiene l’irriducibilità del fenomeno a disordine psichico, e mette in risalto la sua autonomia simbolica, culturalmente condizionata, cioè un suo orizzonte mitico-rituale di ripresa e di reintegrazione rispetto ai momenti critici dell’esistenza, con particolare riferimento alla crisi della pubertà, e al tema dell’eros precluso e ai conflitti adolescenziali, nel quadro del regime di vita contadino.
 
Il tarantismo, secondo Ernesto de Martino, offriva l’occasione per evocare e configurare, per far defluire e per risolvere i traumi, le frustrazioni, i conflitti irrisolti nelle singole vicende individuali, e tutta la varia potenza del negativo che, rivissuta nei momenti critici dell’esistenza,veniva simbolicamente riplasmato come morso di taranta che scatena una crisi da controllare ritualmente mediante l’esorcismo della musica, della danza e dei colori.
Lontana dalle dotte disquisizioni, il tarantismo secondo la gente di Puglia, è causato dal morso di un animale, la taranta che "pizzica" preferibilmente le donne, durante il lavoro nei campi, al piede, alla mano o al pube, nell’ardore dell’estate.
Copiosa è la bibliografia sul tarantismo che negli ultimi decenni si è arricchita grazie soprattutto agli studi di Eugenio Imbriani, Roberto Nistri, Carlo Petrone, Rosario Quaranta, Anna Maria De Vittorio, Enza Musardo Talò e Giovanni Fornaro, i quali mercoledì 19 giugno, alle ore 17,30, nel salone di rappresentanza di Palazzo Galeota a Taranto, parteciperanno alla Tavola rotonda "I colori del tarantismo. Il tarantismo a Taranto e dintorni", coordinata da Antonio Basile.
Con questa iniziativa, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Taranto in collaborazione con la Società di Storia Patria per la Puglia di Bari e la Società di Storia Patria per la Puglia Sezione di Taranto, si intende porre l’attenzione sulla "varietà delle forme assunte dal fenomeno", sulla base delle informazioni e delle fonti che possediamo. Il tarantismo osservato da Ernesto de Martino è diverso da quello visto dai tre studenti di Emilio Lovarini a Taranto nella seconda metà dell’Ottocento, e quello osservato da Nicola Caputi (medico di Campi Salentina) è diverso da quello raccontato da Vincenzo Bruno (medico melfitano) del quale si è occupato Eugenio Imbriani, ed ancora, Annabella Rossi racconta altre storie. Particolarmente significativo, infine l’omaggio ad Alfredo Majorano di Luigi Ferrucci e di Giovanna Lamura, che hanno realizzato un video alquanto suggestivo che racconta i veri colori del tarantolismo.      
 

Massafra, chiesa rupestre detta della Candelora


Nella gravina di san Marco
 



 



 

Massafra, san Leonardo

 
 


 
 
sant'Antonio abate


san Paolo eremita


i Santi Medici: Damiano...

...e Cosma


sabato 15 giugno 2013

Gita alle chiese rupestri di Massafra

Chiesa ipogea rupestre di sant'Antonio abate
 
 
Con gli amici di Nello De Gregorio una delegazione del Dopolavoro Filellenico ha visitato alcune chiese ipogee e rupestri affrescate del territorio massafrese





 


domenica 9 giugno 2013

Medea nei Sassi di Matera


 
Il prossimo 17 giugno con inizio alle ore 21,00 c’è la possibilità di assistere alla rappresentazione di Medea, il capolavoro di Euripide, per la seconda edizione de Il teatro greco nei sassi a Matera.
La tragedia sarà portata nello scenario naturale del Sasso Caveoso, vico Solitario, presso la Casa Grotta, dalla compagnia filodrammatica locale
Talìa.
L’evento è caro alla nostra associazione anche perché alla realizzazione dello spettacolo hanno contribuito gli amici archeologi dell’Università di Matera, Dimitris Roubis, che ha curato la selezione delle musiche, e Francesca Sogliani che firma le coreografie, i quali ce lo raccomandano come occasione meritevole di esser vista.
Come associazione stiamo organizzando una uscita di gruppo nell’ipotesi che ci sia un interessamento di un piccolo numero di soci e amici e per fare ciò pensiamo di noleggiare un pulmino con autista da 8 o 16 posti. La trasferta si realizza se riusciamo ad essere né troppi né troppo pochi.
Naturalmente chi volesse potrebbe anche aggregarsi con mezzi propri.
Considerato il numero limitato di posti è opportuno prenotare tempestivamente.


mercoledì 5 giugno 2013

Antigone al teatro greco di Siracusa

Di ritorno dal teatro greco di Siracusa, dove si reca quasi tutti gli anni con i viaggi organizzati dalla sezione tarantina dell'Associazione Italiana di Cultura Classica, e dove nei giorni scorsi ha assistito alla rappresentazione di Antigone e di Edipo Re, le due più celebrate, emozionanti e coinvolgenti tragedie di Sofocle, il socio consigliere Mario Lazzarini ha voluto regalarci alcune splendide ed estremamente suggestive immagini del primo dei due drammi, a completamento della trilogia di quest'anno di cui abbiamo già scritto nei post precedenti:






 

LA CANZONE DEL GRUPPO - ΚΑΠΟΥ ΘΑ ΣΥΝΑΝΤΗΘΟΥΜΕ

Abbiamo scelto questa canzone perché in qualche modo ci rappresenta, anche se è una condizione piuttosto comune a molti nella nostra epoca. Anche noi quando dobbiamo riunirci, per un motivo o per l'altro, per impegni di uno o dell'altro, troviamo difficile se non impossibile incontrarci. Inoltre è cantata da un gruppo di bravi artisti affiatati che speriamo possano portare fortuna alla nostra associazione. Cliccando qui possiamo trovare il testo e la traduzione in italiano